Progettare, creare, immaginare… ma gratis. Il messaggio devastante del ministro Lorenzin.

n-lorenzin-large570

“Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”… a questa famosa frase di Kennedy deve aver pensato il ministro Beatrice Lorenzin quando dagli schermi di La7 ha chiamato a raccolta (gratuita) i creativi italiani nella speranza di rimettere in sesto una comunicazione del fertility day nata male e proseguita peggio.

Non voglio soffermarmi sugli aspetti comunicativi dei messaggi lanciati in questi giorni o sull’esercizio degno del migliore “aguzzate la vista” de La settimana enigmistica chiesto al pubblico che assisteva al “confronto all’americana” tra i due volantini.
Voglio soffermarmi sul concetto di gratuità dell’attività creativa e più in generale delle attività di pensiero che in Italia ormai sembra aver preso la strada della radicalizzazione assoluta.
Tralsciamo per un attimo i costi sostenuti dai bilanci del ministero per la prima release della campagna, tralasciamo il fatto che in un paese con una tassazione reale sulle imprese di quasi il 70% il chiedersi cosa può fare il tuo paese non solo è lecito ma è un obbligo morale, la domanda banale (ma evidentemente non così banale) è perché un creativo dovrebbe lavorare gratis?

Il messaggio che passa è per l’ennesima volta devastante soprattutto in un paese dove la manifattura annaspa sempre di più, stritolata da una parte da un costo del lavoro fuori controllo e dall’altra da una competizione globale sempre più serrata. Soprattutto in un paese dove da anni ci stanno facendo credere che saranno proprio le attività del pensiero e dell’intelletto (vogliamo chiamarle anche KIBS?)  la nostra ancora di salvezza.

Non più il fare materiale ma il fare intellettuale… Progettare, creare, immaginare… ma gratis.
Si, perché alla fine il messaggio che passa è sempre il solito… tanto cosa ci vuole?
Progettare non sarà mica come costruire.
In fin dei conti ci vuole solo conoscenza, esperienza, tecnica e… tanto tempo…
Tutte cose immateriali che non hanno valore e quindi possono essere donate.
E qui si innesca la spirale perversa. La corsa al ribasso. La gara tra poveri.
Una gara che purtroppo il ministro ha contribuito ad alimentare.
Una gara che stritola tanti professionisti (magari non protetti da albi, ordini e corporazioni) che cercano di sopravvivere.

Quale sarà il futuro?

PS1: per questo motivo mi trovo (purtroppo) in disaccordo con le dichiarazioni del presidente di ADCI a La Stampa (leggi qui) dove, a mio modo di vedere, passa il messaggio che la consulenza e la formazione possano essere “regalate” a patto però di prendere (retribuita) la realizzazione della campagna.
Personalmente vedo l’avallo di una tristissima quanto consolidata prassi che può essere riassunta nella classica frase “fammi bene (o ancora meglio regalami) il primo progetto che poi ci sono tanti lavori da fare”.
La parte di consulenza e di formazione fanno parte integrante di un rapporto professionale con il cliente (quello che va oltre la sola creatività di una campagna) e anche in questo caso richiede competenze, esperienza, skills, aggiornamento continuo… perché barattare il tutto?

PS2: il ministero della sanità è comunque recidivo (in questo caso la firma è ben più importante, come probabilmente anche il peso sui bilanci… ma il risultato…)

pane-amore-sanita

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...