#saverummo: quali i veri effetti del “web dal basso”?

pasta-rummo_pacchetti

La genesi della storia è drammatica e ormai la conosciamo tutti.
L’ennesimo pezzo di territorio italiano portato via da un meteo e da un dissesto idrogeologico che sembrano sempre più incontrollabili e che hanno spazzato, tra le tante, troppe cose, l’ennesima realtà imprenditoriale.
In questo caso non voglio parlare dei problemi ambientali del nostro territorio (forse sarebbe più argomento per Sintesi Sostenibile) ma di quello che è successo dopo.
Subito dopo il disastro si è scatenata la solidarietà del mondo social.
E quando il mondo social si scatena spesso le cose diventano virali.
E così negli ultimi giorni il marchio Rummo e l’hastag #saverummo hanno monopolizzato il web.
Il “web dal basso” ha grandissime potenzialità e così molto velocemente, forse molto più velocemente che con qualsiasi tipo di programmazione pubblicitaria, questo marchio di nicchia è volato sulla bocca di tutti.

Ma il web può in questo caso salvare un’azienda?
La mia personalissima risposta è “ni”, quantomeno nel breve periodo.
Resta evidente che se la grande attenzione generata nel web si traducesse in un picco di domanda immediato (anche se spesso le intenzioni dichiarate nei social non si traducono in azioni nel mondo reale) il vero beneficiario di questa situazione sarebbe il trade che potrebbe così trovarsi nella posizione di “svuotare” rapidamente i magazzini.
Fin qui ci troveremmo con tanta pasta Rummo in casa, con gli scaffali (e i magazzini) vuoti ma con nessun beneficio per il pastificio che dovrebbe aver già incassato a suo tempo le forniture (sperando non operi in conto vendita).
A stabilimenti purtroppo fermi sarebbe impossibile sfruttare il vero beneficio ovvero l’aumentata rotazione di magazzino.
L’azienda ha fatto sapere di aver salvato gran parte delle scorte e queste se immesse nel mercato a fronte di questo picco di domanda generato dai social potrebbe effettivamente portare un po’ di ossigeno.
Un ossigeno, inteso come liquidità, che però non dipenderebbe dal consumatore ma ancora una volta dal trade.
Il compito di salvare Rummo (o quantomeno aiutarla) passerebbe così dalla GDO e dalla speranza che al riassortimento spinto dal basso possa corrispondere effettivamente un nuovo e consistente approvvigionamento pagato però con condizioni commerciali di “favore” e non con scadenze bibliche (al netto di quello che può fare il sistema del credito in questi casi)…

Il vero beneficio che può trarre Rummo da questa situazione tragica è verosimilmente di medio periodo ed è legato a una vorticosa crescita della brand awareness.
Per quanto già conosciuta in certi segmenti (quelli più alti e con più potere di spesa visto anche il posizionamento di prezzo non propriamente economico) sicuramente la pasta Rummo rappresenta comunque una nicchia.
Dopo questa situazione (della quale Rummo avrebbe sicuramente fatto volentieri a meno) la notorietà è schizzata e potrebbe rappresentare il vero patrimonio sul quale costruire un futuro una volta ristabilita la normalità.

Io, per gioco e senza nessun fondamento scientifico, ho fatto un piccolo sondaggio on line tra i miei amici di facebook (e qualche amico reale).
Ovviamente il campione non è rappresentativo ed è composto da 82 persone (quelle che mi hanno risposto in 36 ore, limite che mi ero dato) tutte quante comprese tra i 35 e i 55 anni di età e afferenti a un segmento medio alto per professionalità e profilo reddituale.
Il risultato è stato che il 72% degli “intervistati” ha dichiarato di conoscere il brand (e l’80% dei questo 72% ha dichiarato anche di aver consumato i suoi prodotti).
Il restante 28% ha dichiarato di averlo conosciuto in questi giorni a seguito del “tam tam social”.
Ripeto, nessuna valenza scientifica ma comunque un dato interessante che testimonia comunque un’ottima notorietà per un pastificio che fa della qualità (quanto meno con la linea a marchio proprio, perché la Rummo produce negli stessi stabilimenti una pasta “standard” che viene poi venduta con la private label dell’Auchan) il suo punto di forza e un risultato straordinario di visibilità negli ultimi giorni.
Sarebbe interessante vedere il risultato mappando un segmento più basso (anche se, verosimilmente, questo non è il posizionamento tipico di Rummo) e verificare se questo “boom social” potrà generare in futuro un certo tipo di migrazione.

Infine, come tutte le cose che “funzionano” in rete, anche il “caso Rummo” ha generato reazioni contrastanti tra chi ha plaudito all’iniziativa e chi l’ha criticata additando una speculazione dell’azienda.
Accuse a mio modo di vedere assurde perché anche se la campagna fosse partita dall’azienda questa sarebbe assolutamente da lodare perché lavorare per la salvezza dell’impresa non vuol dire solo spalare fango e far ripartire gli impianti ma anche guardare al futuro con forza e con la voglia di restare nel mercato.
Tra chi si ferma a piangere e chi da queste tragedie trova la forza di rilanciare, io sto assolutamente con i secondi.
Forza Rummo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...