Il corpo della Tatangelo

La nuova campagna delle Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori ha scatenato le solite polemiche.
L’immagine della Tatangelo, nuda ma coperta, ha fatto gridare allo scandalo perché ritenuta offensiva da un gruppo di donne colpite da questa terribile malattia, che vanno sotto il nome di “Amazzoni Furiose”.
Questo perché, cito testualmente dalla lettera apparsa sulla pagina Facebook del gruppo che trovate qui:
«La campagna punta ad offrire un’immagine sessualizzata e trivializzante della malattia, utilizzando in maniera pretestuosa l’invito a fare prevenzione». «La LILT ha scelto di avvalersi di un uso strumentale del corpo femminile».
Ora, siamo d’accordo che l’uso del testimonial è oramai scaduto e poco efficace.
Siamo d’accordo pure sul fatto che sia pessima e purtroppo consolidata abitudine di molti “pubblicitari” utilizzare immagini di corpi nudi femminili (anche se qui non si può parlare di nudo tout court), in particolar modo per pruomuovere prodotti che con le donne non ci azzeccano proprio nulla.
Ma non mi sembra questo il caso. Qui si tratta innanzitutto di una campagna sociale, in cui si fa esplicito riferimento alla prevenzione.
La posa di Tatangelo, che copre con le braccia il seno, in un atteggiamento di protezione, è a mio avviso molto efficace.
Nel 2013 in Gran Bretagna hanno pubblicato questo calendario, per lo stesso scopo.
Voi che ne pensate?

 

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Una risposta a “Il corpo della Tatangelo

  1. Trovo molto discutibile la scelta della Tatangelo come testimonial della campagna di prevenzione per il cancro al seno, trovo la posa ancora più discutibile, lei che si strizza (per mettere in risalto, la protezione non c’entra proprio nulla) un seno rifatto (e che quindi ha affrontato un’operazione chirurgica per meri motivi estetici) con sguardo ammiccante e con tanto di addominali scolpiti belli in vista……no, non la definirei una campagna sociale sulla prevenzione e meno che meno efficace. Mi sembra solo uno “spot” per il “rilancio” della Tatangelo. L’argomento è molto delicato e come tale va trattato, non è una pubblicità…..E posso immaginare che l’immagine abbia urtato e ferito donne che la malattia l’hanno affrontata davvero, che hanno visto deturpare il proprio corpo da una ferita che prima che fisica è psicologica, che hanno provato la paura e poi il terrore e poi la speranza, la sofferenza della mutilazione e l’incertezza del futuro (magari tutto finisse con un’operazione…). E non è da sottovalutare nemmeno il tema del “pinkwashing” sollevato sempre nella famosa lettera indirizzata al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Forse sarebbe meglio scendere sotto la superficie delle cose…..ma purtroppo questo non riesce a tutti…..

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