L’evoluzione della comunicazione ambientale (seconda parte). L’intervento di Federico Rossi alla presentazione del portale nonsoloambiente.it

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Le direttrici sulle quali costruire un approccio ambientalmente sostenibile sono sostanzialmente due: il miglioramento delle performance dei prodotti (principalmente in termini di efficienza energetica) e il miglioramento degli impatti ambientali (energia, emissioni, rifiuti) dei processi (in ottica LCA – Life Cycle Assessment così come disciplinato dalla ISO 14040).
Ovviamente si deve parlare di miglioramento e non azzeramento degli impatti.
E sotto questo punto di vista nessun business è escluso da questo processo di revisione.
Sicuramente esistono attività intrinsecamente più green di altre.
Ma anche attività tipicamente inquinanti come la metallurgia e la chimica possono dare un contributo positivo importante.
Anzi. Sotto certi aspetti è più importante il contributo dato una acciaieria che ha investito per migliorare i cicli produttivi, ammodernare gli stabilimenti, innovare i prodotti rispetto (ma ovviamente è solo un esempio) rispetto a un acquedotto che pur trattando il prodotto più verde in assoluto, l’acqua, disperde in ambiente quasi il 50% di quanto trasportato nelle sue condutture.
L’approccio green non resta così appannaggio di aree economiche prestabilite ma coinvolge tutto il sistema e allo stesso modo non può e non deve coinvolgere solo le aziende dimensionalmente più grandi.
Sicuramente queste potranno investire in modo più strutturato, però le piccole aziende potranno da parte loro sfruttare una maggiore flessibilità e ad attività al nuovo contesto.
I prodotti si evolvono. La vecchia percezione che il prodotto “green” fosse qualitativamente più scadente a fronte di un posizionamento di prezzo nettamente più alto è superato.
Il prodotto green deve garantire le stesse prestazioni, se non addirittura superiori, del prodotto grey. A questa base di partenza si agganciano le valenze sostenibili come elemento distintivo ulteriore.
Un esempio sintomatico possono essere gli shopper in mater bi utilizzati nei supermercati.
L’abolizione della plastica sicuramente ha portato un vantaggio ambientale evidente. Però i nuovi shopper devono garantire le stesse prestazioni meccaniche dei predecessori, e non sempre è così. La percezione del prodotto sostenibile ne risente e non sempre, se andiamo ad analizzare i processi e non solo i prodotti, l’impatto ambientale è così positivo.
Uno shopper meno resistente costringe a utilizzarne di più. Quanto incide il ciclo di produzione delle varie tipologie di shopper. Si poteva prevedere un’azione volta a cambiare lo stile di consumo e quindi ad agevolare il recupero della plastica magari per prodotti rigenerati o di seconda vita?
Senza schierarsi da una parte o dall’altra, l’esempio fa capire che quando si parla di sostenibilità il percepito di “pancia” è solo la punta dell’iceberg di un’analisi più completa.

(continua)

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