L’evoluzione della comunicazione ambientale (prima parte). L’intervento di Federico Rossi alla presentazione del portale nonsoloambiente.it

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Siamo di fronte a un cambiamento epocale.
Considerazione apparentemente banale ma non così scontata.
Ancora troppo spesso quando si parla di green marketing e di comunicazione ambientale ci si trova di fronte a due schieramenti dicotomici.
Chi sostiene che sia una moda passeggera (e magari sono le stesse persone che dicevano la stessa cosa di internet) e chi sostiene che questi termini siano fin troppo abusati e quindi svuotati di valore.
La realtà è che ancora troppo spesso ci si trova di fronte ad aziende che ritengono di essere sostenibili solo perché hanno installato dei pannelli fotovoltaici sul tetto del capannone e a Pubbliche Amministrazioni che ritengono di essere green soltanto perché hanno sviluppato una bella campagna “patinata” per la raccolta differenziata.
Il momento è qui e ora e l’approccio sostenibile (quello vero) non è più procrastinabile.
È cambiato in modo drastico il contesto.
Il sistema basato sul consumismo sfrenato e sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse ha fallito.
Cambiano i paradigmi e questa volta il cambiamento parte dal basso (le norme e la politica in questo contesto arrivano spesso dopo).
Cambia la domanda. I consumatori, tendenzialmente, non cercano più brand iconici da ostentare ma marche coerenti con il proprio sistema valoriale e tra i valori sempre più ci sono il rispetto dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile, l’etica.
L’offerta deve quindi adeguarsi. Le aziende devono cambiare modello.
La sostenibilità economica, ovviamente fondamentale per la sopravvivenza del business, non è più sufficiente. Per competere sul mercato bisogna essere anche ambientalmente e socialmente sostenibili. Ce lo chiede il mercato.
La sostenibilità diventa così leva competitiva incidendo in modo decisivo sulla reputazione, la percezione, la formazione del consenso, il processo di selezione e acquisto di un prodotto.
Il cambiamento è radicale e non va subito. Deve entrare profondamente nel dna e diventarne parte integrante dell’identità.
È un’attività di revisione profonda, da sostenere con continuità a prescindere dal favore della congiuntura economica.
È un’attività che coinvolge tutta l’azienda e che, basandosi sicuramente su un forte commitment del top management, taglia verticalmente e orizzontalmente tutta la struttura.
Anzi, per essere veramente pervasivo, il cambiamento deve anche uscire dai confini dell’azienda e, in un’ottica di catena del valore allargata, comprendere tutta la filiera fino ad arrivare ai clienti (che dovranno essere educati a un consumo e un utilizzo sostenibile dei prodotti acquistati).

(continua)

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