Papa Francesco: la (involontaria?) strategia di marketing vincente del Vaticano.

papa francesco

Subito una precisazione.
Con questo post non voglio mancare di rispetto a nessuno o offendere la sensibilità di coloro che vedono nel Papa non solo una figura carismatica e un leader spirituale ma il vero vicario di Cristo in terra.
Ma proprio perché Papa Francesco, in questi primi giorni di pontificato, ha saputo conquistare la stima, l’ammirazione e i cuori anche di tante persone che vivono la Chiesa in modo marginale può risultare interessante analizzare questo “fenomeno” da un punto di vista di marketing.
Un marketing interpretato non nella sua versione business ma letto proprio nella sua essenza base: sapere leggere, interpretare e rispondere alle esigenze di un gruppo di persone (clienti nella versione business, fedeli in questo caso).
Leggete quindi il post con un’ottica scherzosa ma non irriguardosa, senza nessun messaggio celato tra le righe del parallelismo “Chiesa-Azienda” e tenendo presente che anch’io rientro in quella nuova “fetta di mercato” conquistata da Bergoglio.

Partiamo da un’analisi di mercato.
Il “prodotto fede” è in crisi. Lo zoccolo duro dei fedeli/clienti (e il termine fidelizzazione in questo caso è quanto mai significativo) resiste nonostante l’immagine di marca risulti fortemente indebolita da molti fattori endogeni ed esogeni (scandali, ateismo, materialismo, relativismo, nuove religioni) ma negli ultimi anni le quote di mercato si sono contratte e soprattutto si fa sempre più difficile l’acquisizione dei nuovi.
Il problema è duplice. Una religione che perde fedeli si indebolisce ma soprattutto diventa sempre più difficile mantenere la Chiesa (nella struttura e nell’erogazione dei suoi servizi non solo spirituali ma anche materiali per i poveri e gli oppressi) in quanto meno fedeli vuol dire anche meno entrate (le forme di sostentamento della Chiesa sono numerose ma le liberalità dei fedeli hanno il loro peso).

Bisogna quindi rielaborare l’offerta senza ovviamente toccare le sue componenti basilari (i pilastri della religione non si toccano e ci mancherebbe).
Si riparte quindi ascoltando il sentimento dei fedeli. Si riparte “ascoltando il mercato”.
Dopo tanti scandali (non solo nella Chiesa ma nella vita di tutti i giorni) e l’allargamento del gap tra istituzioni (religiose, politiche e laiche) e popolo, c’è voglia di un ritorno alle origini, c’è voglia di recuperare la vera essenza della fede: umiltà, semplicità, vicinanza.

Punta di diamante di tutto il sistema è il Papa. È lui che segna la via della fede, lui fa da “testimonial”, lui rappresenta la “marca” in tutte le sue valenze. È lui che deve, in primis, rispondere alle aspettative dei fedeli. Tramite lui si può operare quell’azione di “riposizionamento” necessaria per rilanciare il “brand”.
Tramite lui si possono riconquistare i fedeli.

Come in ogni organizzazione la resistenza al cambiamento è forte (nel Conclave si sono scontrate in modo forte due correnti). Introdurre elementi innovativi e per certi versi rivoluzionari può rappresentare un rischio ma soprattutto fa paura (e fa perdere alcuni benefici consolidati).
Ma i fedeli lo richiedono e in un mondo che cambia velocemente diventa necessario per “sopravvivere”.

Ed ecco che arriva Jorge Mario Bergoglio, una figura nuova sulla quale costruire una nuova reputazione, genuina e positiva.
Dopo una settimana dal “lancio” il mercato ha reagito in modo entusiastico.
Vincente anche il “naming”. Un nome che, rifacendosi a San Francesco d’Assisi, recupera in pieno i valori del nuovo posizionamento e che, usato senza il canonico numero ordinale, elimina quell’aurea aristocratica tipica dei nomi pontifici altisonanti.
Le prime apparizioni confortano: gesti, parole, comportamenti che rispondono alle attese e che sanno toccare tutte le leve tipiche del marketing esperienziale. Francesco genera sentimenti positivi e familiari, coinvolge, offre un’immagine pulita e semplice, parla in modo colloquiale come a degli amici (“Fratelli e sorelle… buonasera”).
Insomma, proprio quello che i fedeli volevano.

Per chiudere, uscendo da questo scivoloso parallelismo, il giudizio iniziale su Papa Francesco non può che essere positivo.
Per inciso, anch’io che sono credente ma non praticante e ho un rapporto tendenzialmente distaccato con la Santa Romana Chiesa ero ieri in Piazza San Pietro per il primo Angelus e come le altre centinaia di migliaia di persone sono rimasto rapito da questo Vescovo argentino.
Ebbene si, rientro nella fetta di nuovi clienti acquisiti. La strategia di marketing del Vaticano, almeno con me, sembra aver funzionato. Speriamo che nel tempo riesca anche a tenere fede a uno dei comandamenti base del “branding”: la coerenza.

Ovvero speriamo che questo Papa sappia rimanere fedele a questa sua immagine e che possa rafforzarla non solo con le parole ma con le azioni.
Forza Francesco!

fr

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...