Non pensate all’elefante

Ci risiamo. Lo avevamo scritto un bel po’ di tempo fa (click qui e qui per gli articoli completi) sempre su questo blog e francamente avevamo la speranza che qualcosa sarebbe cambiato, nelle agenzie ma anche (a volte direi soprattutto) nei clienti.
E invece siamo ancora qui a segnalare l’ennesima campagna anatomica. Stavolta “l’innovazione” proviene nientemeno che dalla Svizzera, e precisamente dal marketing management della Geneva Lab, creatori del Geneva Sound System model XS.
La campagna per il lancio del mini sistema hi-fi mostra l’oggetto del desiderio infilato nella tasca degli shorts minimali di una modella.
Gli scatti necessari per trovare la giusta testimonial sono stati oltre 1000 e al casting pare abbiano partecipato le più famose top model planetarie.
Il nome della modella che ha prestato “il volto” a tanto innovativa campagna è segretissimo, anche se non se ne capisce il perché.
Obiettivo dichiarato: creare unimmagine dal forte impatto visivo.
E quindi ci risiamo: gli uomini del marketing aziendale hanno pensato che per vendere il loro prodotto la cosa migliore da fare sia ambientarlo proprio lì, vicino vicino.
E ci hanno pure messo la frase ad effetto: Alza lo sguardo, non ti distrarre.
Che corrisponde al “Non pensate a un elefante” di George Lakoff e proprio “l’elefante” è la prima cosa che viene in mente.
Trovo profondamente sbagliata la censura tout court.
Così come credo sia fuorviante scavare negli strati testuali di una campagna o di un’immagine per proporre visioni apprezzabili solo dagli addetti ai lavori, ma assolutamente trasparenti per il target dell’advertising in questione.
Il mezzo televisivo, come documentato dal bellissimo “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, ci propone ogni giorno e sempre più spesso in orari che dovrebbero essere protetti, nudità e volgarità gratuite.
Ci sono campagne in cui la rappresentazione di un corpo femminile o maschile serve a contestualizzare un prodotto o il suo utilizzo, ma non è il caso Geneva Sound System, dove resta oscuro il legame tra un mini impianto stereo e le parti anatomiche di una modella, ancorché coperte.
In ultima analisi, ciò che stupisce è la profonda distonia tra lo stile della campagna in questione e l’immagine dell’azienda che traspare dal sito web.
Un contrasto stridente tra la semplicità e la pulizia grafica del sito, dei packshot di prodotto e le immagini delle montagne e una campagna che sembra fatta più per “l’uomo che non deve chiedere mai”, degli anni ‘80.
Credo che in pubblicità si possano ancora trovare idee interessanti e innovative.
Ma per farlo occorrre ritornare alle idee, alla cultura, lavorare duramente, abbandonando la solita strada che è sempre lì ad allettarci con la sua facilità, il suo essere breve, pianeggiante e ombrosa.
Non c’è gratificazione più grande che raggiungere il medesimo obiettivo percorrendo a volte sentieri impervi, ma aprendo nuove vie di comunicazione.

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