Miss patata e…l’engagement a tutti i costi

Negli ultimi anni è diventata la parola d’ordine di ogni strategia di marketing: l’engagement.
Ogni sforzo, ogni euro investito devono essere rivolti anche a creare coinvolgimento del target.
Così il ricorso a concorsi che mettono in premio il ruolo di testimonial si sono moltiplicati: dagli shampoo all’intimo.
Mancavano le patatine fritte. Così al club si è recentemente iscritta anche Amica Chips.
L’azienda era già salita alla ribalta con la pubblicità che mettendo al centro un testimonial particolare come Rocco Siffredi giocava sul doppio senso della patata.

Nonostante le numerose critiche e qualche intervento del Giurì, l’azienda ha ripreso il filone.
Ecco che in questi giorni è on air la campagna “diventa miss patata”, il casting per trovare la nuova testimonial Amica Chips.
Il tema è sempre lo stesso. Un doppio senso che gioca sul ruolo femminile in salsa “osé”.
Un doppio senso che viene ribadito nel contrasto tra le cubiste che aprono il video e la ragazza “in forma” che appare in chiusura e che viene esaltato da un presidente di giuria di eccezione, Rocco Siffredi appunto.

Abbiamo raggiunto il livello di esondazione.
Una sovraesposizione mediatica del corpo femminile che ormai crea solo saturazione.
Le strade sono probabilmente due o si inizia la perlustrazione di nuove strade creative con l’impegno e i rischi che questo comporta o si entra in una spirale perversa dove la ricerca della sensazione porterà a uno scadimento totale dei messaggi con un utilizzo sempre più estremo di messaggi “hard”.

Ne abbiamo già parlato in molti altri post sul ruolo del committente e del creativo in questa corsa alla pubblicità che possa far parlare (anche male) anche al di fuori dei normali canali.
Ma il ruolo del mercato resta realmente quello centrale.
È sempre il mercato a decretare il successo o il decadimento di una marca.
È quindi il mercato che premia anche la strategia di comunicazione di un’azienda.
Se Amica Chips (che prendiamo solo come esempio di un universo molto ampio e popolato) ha scelto di rilanciare questo filone comunicativo vuol dire che i risultati delle azioni precedenti sono stati confortanti.
Dal loro punto di vista hanno ragione.
Ma al risultato economico di breve non si deve sacrificare la reputazione dell’azienda: uno degli elementi centrali sui quali fondare i risultati in un orizzonte temporale di lungo periodo.

Per chiudere riprendo la domanda posta da Elvira Serra sul Corriere della Sera e che trovo assolutamente centrata.
Non si cimenta in moralismi o giudizi puritani sulla campagna (basta il normale buon senso per poter giudicare) ma analizza il “problema” in un’ottica bipartisan.
Se vale il binomio donna-patata perché non vale quello uomo-pisello, ovvero perché non si fa un casting per trovare mister pisello Findus?

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