Una classifica delle pubblicità “hard”

Chiuso il 2011 abbiamo fatto un po’ di analisi dell’andamento del nostro blog.
A parte il numero di “visite” in costante crescita (e di questo vi ringraziamo), la cosa che ci ha colpito maggiormente è che il post che ha riscosso maggior successo è stato “Tu dove glielo metteresti?”… l’ultima frontiera dell’affissione”. Potete rileggerlo cliccando qui, ma in sintesi parlavamo di un’affissione che per far colpo utilizzava un tone of voice e un visual decisamente hard.

Su segnalazione dell’amico Nicolò abbiamo trovato un sito (dissapore.com) che ha addirittura pubblicato una classifica delle pubblicità, diciamolo senza falsi pudori, più volgari.
“Viaggio nella patatocrazia” è stato definito e neologismo non poteva essere più azzeccato per descrivere dieci pagine che di creativo non hanno praticamente nulla, che abbinano donne più o meno svestite (tendenzialmente più svestite) a prodotti diversi (si spazia dalla mozzarella al vino, dalle cucine ai traghetti) in un percorso logico, creativo e semiotico veramente decisamente difficile da comprendere.

Il problema però non è, come più volte sottolineato, solo creativo ma assume la dimensione del triangolo (non pensate male…).
Sicuramente c’è la volontà dell’agenzia di semplificare il processo creativo utilizzando un’arma (l’ammiccante “elemento femminile”) che ha spesso pagato in passato ma che, ormai banalizzata e volgarizzata, diventa un boomerang (non torniamo in questa fase sulle valutazioni già fatte circa la reputazione e il falso assioma “bene o male, l’importante è che se ne parli).
Ma questa semplificazione “professionale” viene spesso avallata, se non addirittura caldeggiata, da un committente che spera di fare il botto con una pubblicità che pensa di rottura.
Il terzo lato del triangolo è però quello più importante: il cliente. Sta a lui, con il suo comportamento d’acquisto, decretare il successo o meno di una campagna.
Anche in questo caso di potrebbero aprire discussioni infinite su un target che, influenzato da meta-messaggi televisivi sempre più volgari, tende a “imbarbarirsi”.
Ma è veramente così? Noi restiamo fiduciosi che proprio il mercato sancirà la sconfitta di uno stile di comunicazione che dissapore.com non esita a definire preistorico.

In questa sede ci limitiamo a pubblicare la prima classificata…
Su dissapore.com potrete trovare la classifica completa.
Aspettiamo i vostri giudizi.

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7 risposte a “Una classifica delle pubblicità “hard”

  1. Mamma mia!!!!!!!
    Personalmente trovo particolarmente devastante quella del latte…
    Anche se quell’azienda mi sembra che per tutti i suoi prodotti si muova a livelli aulici 🙂

  2. Pingback: Miss patata e…l’engagement a tutti i costi « Sintesicomunicazione's Blog·

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