Ma twitter può realmente combattere l’anoressia?

Negli ultimi giorni, Twitter è stato al centro di un turbolento dibattito in terra spagnola.
Il ministro della salute iberico, infatti, ha chiesto al social network di intervenire sui profili che “sponsorizzano” uno dei mali giovanili più delicati degli ultimi anni: l’anoressia.

La logica sottostante la richiesta governativa è semplice.
Twitter, visto il potere di influenza che ha sulle fasce giovanili, non può farsi cassa di risonanza per soggetti che trattino positivamente questo problema.
Sembra impossibile ma i casi negativi sono molteplici.
Ad esempio, fece scalpore a inizio anno la presa di posizione su Twitter di Kenneth Tong, ex concorrente del Grande Fratello britannico, che incitò apertamente all’anoressia tramite appunto il suo account.

La risposta degli amministratori del social network non si è fatta aspettare ed è stata, ovviamente, di netto diniego.
Per Twitter, argomentano i dirigenti, la libertà di espressione è sacra e va assolutamente preservata.

L’argomento è decisamente spinoso.
L’importanza dei social network, e il conseguente potere di influenza sui comportamenti e gli stili di vita, crescono di giorno in giorno.
E proprio la libertà di espressione costituisce uno dei capisaldi di questo successo.
Ma il network in sé è solo un mezzo.
Da un certo punto di vista, quindi, non può essere ritenuto responsabile dell’utilizzo che ne fanno gli utenti.
La posizione diventa borderline quando queste influenze sono estremamente negative al punto, come per l’anoressia, di mettere a repentaglio la vita delle persone.

Voi cosa ne pensate?

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2 risposte a “Ma twitter può realmente combattere l’anoressia?

  1. Il problema è in realtà un non-problema, a mio avviso.
    Nel senso che è insito nella natura stessa di un social network l’essere libero da qualunque censura.
    Se i responsabili di Twitter (ma credo che anche Fabebook non farebbe differenza) avessero acconsentito a censurare i profili che “inneggiano” all’anoressia, la vita del social network sarebbe stata molto breve.
    Chi rimarrebbe in un social network dove i messaggi postati sono sottoposti a controllo censorio? La censura può essere una malapianta che, se non controllata, diventa infestante.
    Diverso – e a mio avviso auspicabile – sarebbe “censurare dal basso”.
    A fronte di argomenti come quello descritto nel post, dovrebbero essere gli utenti stessi del social network a prendere posizione nei loro messaggi, magari ridendo di chi ha postato un simile messaggio.
    Niente come l’ironia è in grado di combattere l’idiozia.

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