“Tu dove glielo metteresti?”… l’ultima frontiera dell’affissione.

Uno dei post più letti del nostro blog era stato a suo tempo quello che parlava di una tanto chiacchierata affissione realizzata da un installatore fotovoltaico di Milazzo (vedi qui).
Lo stile “montami a costo zero” sembra però aver fatto proseliti.

È di questi giorni una campagna analoga comparsa per le vie di Bari e pubblicizzante una catena di negozi di oreficeria locali.
Grandi affissioni 6×3 nelle quali campeggia tale Barbara Montereale (che dopo una veloce ricerca in google risulta essere una delle ragazze avvistate a Villa Certosa) in “abiti” succinti e posizioni a dir poco ammiccanti.

Ancora una volta per cercar di far parlare del proprio marchio e cercar di uscire dal rumore assordante della pubblicità odierna non si cercano soluzioni creative e innovative ma si cerca di urlare ancora di più sbattendo in bella vista il nudo corpo femminile.
Anche questa volta, inoltre, si è ritenuto non sufficiente spingere solo sul visual ma si è voluto rimarcare il messaggio con un copy che non lascia dubbi.
Inutile sottolineare che è scoppiato un putiferio in tempo reale; prima con un tam tam nei social network, poi con proteste formali al sindaco della città pugliese.

E lo stesso sindaco, Michele Emiliano, sulla sua pagina di facebook con un post pubblicato ieri alle 15,28 ha dichiarato: “ho disposto l’immediata rimozione del manifesto ingiurioso che è stato affisso da un’azienda che devo duramente censurare senza farne il nome per evitare che il suo scopo sia conseguito. È evidente che si mirava all’eco di stampa per amplificare l’effetto comunicativo. Invito dunque a non citare più il nome e a non pubblicare le immagini del manifesto”.
Condividendo l’invito del sindaco ci permettiamo di derogare all’amplificazione della eco volendo analizzare ancora una volta uno stile comunicativo che sembra ormai dilagare senza freni.

La cosa significativa è che ormai l’ostentazione delle nudità femminili prescindono completamente dal messaggio.
Da una prima visione del manifesto non si capisce assolutamente cosa si voglia comunicare.
La stessa costruzione grafica e sintattica della comunicazione è caotica, senza logica, mirata solo ad evidenziare il richiamo sessuale dell’immagine (e della frase).
Spesso abbiamo difeso pubblicità estreme e di rottura, ma qui non si parla di allusioni più o meno esplicite qui siamo sulla mera volgarità usata solo per far gridare allo scandalo e ottenere così una pubblicità (non si sa quanto positiva) indiretta.

Prescindendo per un attimo dall’effetto “scalpore”, il problema è che o questa pubblicità è un totale buco nell’acqua o qualcuno, dal lato utente, è predisposto a decodificare questi messaggi.
E questo è il lato oscuro della faccenda.
Per comunicare bisogna essere in due, emittente e ricevente.
Spesso ci soffermiamo sull’estremismo dell’emittente – che comunque va “censurato” – dimenticandoci del lato ricevente ovvero di una società che sempre più sembra alimentarsi di messaggi, non solo pubblicitari, spinti.

Apparentemente il destinatario del messaggio è il tipico macho virile, quello che si fa facilmente ammaliare dal desiderio e dall’ammiccamento.
Ma qui stiamo parlando di un negozio di oreficeria.
Ok, in molti casi è l’uomo che acquista per far un presente alla sua donna (ma in questi ambiti lo stereotipo del macho dovrebbe quanto meno essere un po’ diluito) ma spesso è la stessa donna che acquista per gratificazione personale. E una donna può risultare attratta da un tale messaggio?
Una cosa è vedere una famosa e bellissima attrice che indossa un gioiello, in questo caso è quanto meno preventivabile lo spirito di emulazione, ma a fronte di una tale immagine quale può essere la reazione?

È inutile, almeno in questa sede, soffermarsi sui concetti di mercificazione del corpo femminile.
Qui siamo di fronte a una pubblicità tecnicamente sbagliata, che ha dato notorietà al marchio solo perché ha fatto parlare di sé.
Ma lo abbiamo già detto più volte (vedi qui): è sufficiente far parlare di sé? O conta anche come si parla?
Conto solo la notorietà (magari momentanea e fittizia) o conta soprattutto la reputazione?
In questo caso diciamo che la reputazione ha perso più di qualche punto.

Una curiosità, ma voi alla domanda del cartellone avete risposto?

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12 risposte a ““Tu dove glielo metteresti?”… l’ultima frontiera dell’affissione.

  1. Avete ragione voi.
    La pubblicità è “tecnicamente” sbagliata e molto probabilmente da sola porterebbe pochi clienti nei punti vendita, pur indubbiamente facendosi notare.
    Volgarità gratuita a parte, non si capisce il messaggio. E, a meno che, quel piccolo marchio che compare tra una tetta e un culo non sia noto in puglia come quello della nike, non si capisce cosa sia aperto ad agosto.
    Ha ragione il sindaco quando dice che la vera pubblicità non è il manifesto ma quella indotta da chi ne sta parlando in questi giorni.

  2. E la cosa grandiosa è che il copy non va letto ” e tu dove glielo metteresti” ma ” e tu – giallo oro – dove glielo metterersti”.
    Infatti va “letto” anche il marchio.
    Marchio che poi troviamo “tatuato” in varie parti del corpo della signorina…

  3. Solo una cosa: ad essere sbeffeggiato ed usato non è solo il corpo femminile, ma il corpo tout court, ma anche il cervello di tutti. Propongo di nemmeno parlarne di questi gestacci “creativi”…

  4. geniale!! ci hanno guadagnato tutti…. l’oreficeria, l’orefiziata (leggi anche escort) il ministro che ha fatto togliere indignata (ex calendarista) i cartelloni, ed anche i cittadini (moltissimi bigotti) che ora si sentono più tranquilli circondati da mign…tte ma che nessuno vede, o fan finta di non vedere!
    Buona estinzione a tutti.

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