Ma il creativo va in vacanza?

È estate.
I telegiornali rimandano servizi sul traffico da bollino nero e su spiagge intasate da bagnanti che cercano uno spiraglio di sole in mezzo a distese infinite di ombrelloni.
Il messaggio è chiaro: sono arrivate le ferie.
Ma il creativo va veramente in vacanza?
Se creatività vuol dire anche reinterpretazione della realtà che ci circonda, la risposta è semplice: no.

Così il colore degli ombrelloni, una conchiglia sulla sabbia, il rumore delle onde, le traiettorie del volo degli uccelli diventano stimoli irrefrenabili per la mente del creativo che dalla sdraio prefigura nuove dimensioni, nuove soluzioni, nuove idee di comunicazione.
Così mentre il turista “normale” fotografa la moglie con, per esempio, lo sfondo di una fontana del ‘300, il creativo lascia perdere la moglie e fotografa un particolare del getto d’acqua che potrà tornare per una pubblicità.

Gli stimoli sono sempre infiniti e durante le ferie, quando si allenta la morsa del lavoro e della creatività “stimolata” dal cliente, diventano ancora più forti e travolgenti.
No, il creat[t]ivo non va in vacanza.

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2 risposte a “Ma il creativo va in vacanza?

  1. Il riposo del guerriero.
    Sembra che dorma invece studia nuove strategie per vincere la guerra.

    Mi sa che ci tocca andare in vacanza nel deserto.
    Ma anche là troveremmo stimoli creativi…

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