Vecchia crisi, nuovo ordine?

Giovedì scorso si è tenuta l’annuale assemblea del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Padova. Il titolo scelto era allo stesso tempo semplice ma stimolante: “vecchia crisi, nuovo ordine?”.
Personalmente ho cercato di dare una risposta a questo quesito.
Innanzitutto è probabilmente riduttivo parlare di vecchia crisi. Non tanto per il “vecchio” ma perché forse non siamo davanti a una crisi economica, almeno nei contorni che storicamente siamo stati abituati a conoscere.
Non siamo davanti a una crisi ma a una completa rimodulazione del sistema che si sta lentamente riallineando a un nuovo equilibrio sostenibile.
La crisi finanziaria, esplosa nella sua potenza con il fallimento della Lehman Brothers, è solo la punta di un iceberg che nasconde anche una crisi di sovrapproduzione.
La fase di espansione economica coincisa con lo sviluppo di un mercato su scala planetaria e all’esplosione di un’economia dell’informazione spinta dall’accessibilità a internet e più in generale alla tecnologia ha abbassato in modo sensibile le barriere all’entrata di molti settori.
Questa situazione ha portato a un ampliamento dei mercati di destinazione ma allo stesso tempo ha portato a un incremento, in alcuni casi sottovalutato, di una concorrenza molto frastagliata e per certi aspetti instabile e imprevedibile.
Oggi non ha più senso parlare di mercati nazionali (se non per le peculiarità socio-economiche) in quanto l’arena dove confrontarsi è il mondo.
Molte aziende sono ancora legate a una visione parziale focalizzata sul mercato domestico e su pochi mercati esteri storicamente più redditizi e facili da aggredire, ma proprio per questo più saturi.
In questo contesto la continua discontinuità è la nuova regola. Il nuovo equilibrio sarà la costante ricerca di un equilibrio che sarà comunque sempre instabile e provvisorio.
Quello che vale oggi, con ogni probabilità, domani sarà già superato.
Non ci salverà più solo il prodotto. Non si potrà prescindere dall’innovazione di prodotto e di processo ma la vera discriminante sarà l’innovazione organizzativa.
Serve una nuova cultura d’impresa che dia la giusta rilevanza alle persone e alle relazioni (che saranno relazioni globali) .
La reputazione non può più essere considerata un optional ma un qualcosa da alimentare giorno dopo giorno e da comunicare in ogni momento (e non solo con gli strumenti classici della comunicazione d’impresa ma anche e soprattutto con i comportamenti).
Allo stesso modo la formazione e l’informazione diventano elementi strategici. Una formazione che deve essere in grado di interpretare questi nuovi paradigmi fornendo i giusti strumenti per gestire la complessità. Un’informazione che proprio perché rivolta al mondo dovrà trovare nuovi media più incisivi ed economicamente sostenibili.
Quindi possiamo parlare di nuovo ordine. Un nuovo ordine che vedrà protagoniste le aziende che grazie al loro dinamismo, flessibilità e innovazione sapranno ogni giorno innovare e migliorare quanto fatto il giorno prima superando il vecchio modo di pensare “ho sempre fatto così, è sempre andata bene quindi andrà bene anche in futuro”.

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