Il dizionario dell’inps

Appena vista questa pubblicità su uno dei principali magazine pensai: “ecco qua l’ennesima pubblicità dell’ennesimo inserto editoriale”.
La pubblicità, infatti, mostrava un grande dizionario in centro pagina su fondo neutro.
Seguendo la mia deformazione professionale (che mi fa soffermare su tutte le pagine pubblicitarie a prescindere dalla capacità comunicativa, dall’impatto o dall’interesse) vidi che in basso a destra non c’era il marchio di un quotidiano bensì quello dell’inps.
A quel punto la mia reazione fu ancora più stranita. Mi chiesi: “a cosa serve una pubblicità dell’inps, un’azienda o meglio un ente che opera in regime di monopolio forzoso?”.

Ovvio anche l’inps deve comunicare, lo deve ai suoi utenti per dovere di trasparenza. Ma una cosa è creare dei supporti o delle campagne informative, che portino un’effettiva utilità; un’altra cosa è uscire con una mera campagna istituzionale che dichiara le vere o presunte capacità e competenze dell’ente stesso (“traduciamo le tue esigenze in servizi”).
L’utente non può scegliere delle alternative all’inps e l’inps deve dimostare il proprio livello qualitativo ogni giorno, sul campo, con i fatti concreti e non tramite una pagina pubblicitaria.

Inoltre la campagna avrà avuto un suo costo e forse neanche tanto minimale (la creatività e firmata da Publicis ovvero una delle agenzie di riferimento in Italia e la pianificazione mezzi prevede uscite sulle primarie testate nazionali).
Visto che non passa giorno senza notizie che rimarchino le difficoltà del nostro ente previdenziale…

E non è neanche il primo caso. L’anno scorso (ma potrei sbagliarmi sul timing) anche il ministero della salute uscì con una campagna istituzionale (utilizzando ad esempio il circuito pubblicitario delle principali stazioni ferroviarie) proponendo un’idea creativa per certi aspetti criticabile (headline “pane, amore e sanità” – visual il classico primo piano, in questo caso di un’infermiera, variamente riproposto da Toscani).
E gli esempi potrebbero proseguire. Ma questi investimenti a cosa servono?

inps

paneamore

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7 risposte a “Il dizionario dell’inps

  1. Bah! Gli enti pubblici che investono in pubblicità mi fa tanto da spreco di denaro della collettività.
    Che obiettivi ha inps con questa azione? Aumento della sua brand awarness, aumento di quote di mercato? Miglioramento dell’immagine percepita?
    Stiamo parlando di un ente pubblico. La strada per migliorare la propria immagine passa da un miglioramento dei rapporti con i cittadini-utenti e da un miglioramento dei servizi erogati.
    Più fatti e meno parole.
    Loro fanno pubblicità e intanto si parla di riforma delle pensioni viste le casse vuote dell’ente.

  2. Trovo inutile la pubblicità dell’inps e trovo quasi senza senso quella del ministero della salute.
    Una campagna costosa (a meno che agenzie e media non abbiano operato pro bono cosa che ritengo abbastanza improbabile) semplicemente per festeggiare un trentennale.
    Una campagna che personalmente ritengo criticabile nel messaggio e nella scelta creativa.
    Se non ricordo male poi, nei giorni di uscita della campagna ci furono alcuni casi eclatanti di malasanità…

  3. A me la campagna inps piace.
    Un tentativo di un ente classicamente visto distante e ingessato di avvicinarsi alla gente parlando un linguaggio meno burocratese del solito.

  4. Il tentativo di parlare un linguaggio meno burocratese del solito può essere anche lodevole, poi bisogna vedere se la promise viene mantenuta dai fatti.
    Puoi fare tutta la pubblicità che vuoi sui tuoi servizi e sulla tua competenza ma se alla prova dei fatti trovi un ente ancora ingessato tra procedure assurde, bassa produttività, costi (che gravano sulla collettività) in costante aumento ti chiedi se i soldi investiti nella campagna non potevano investirli per migliorare le performance…

  5. A me sembra uno spreco di denaro.
    La pubblicità del ministero della salute, poi, mi sembra veramente assurda.
    La campagna è del 2007.
    Questa la motivazione data dal Ministero (fonte http://www.ministerosalute.it)

    Per celebrare i trent’anni dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, il Ministero della Salute ha realizzato una campagna per aumentare la consapevolezza dei cittadini sulla “buona sanità” offerta dal Servizio Sanitario Nazionale. “Non abbiamo dimenticato i problemi, come le liste d’attesa – ha dichiarato il Ministro Livia Turco nella Conferenza stampa di presentazione a Palazzo Chigi – ma per migliorare il Sistema, dobbiamo essere consapevoli del suo valore”.

    La campagna “Pane amore e sanità – Più salute per tutti “ – è stata ideata insieme al noto fotografo Oliviero Toscani, che per raffigurare la sanità italiana ha scelto un immagine di un infermiera positiva, sorridente, comunicativa, in linea con i dati dell’Organizzazione Mondiale della sanità, che pone il nostro Servizio sanitario nazionale al secondo posto nella graduatoria di merito stilata recentemente.

  6. Campagne assolutamente inutili, soldi spesi per nulla. Autocelebrative? L’ infermiera sarà anche positiva, carina, ispira sicuramente fiducia, ma non credo che sarà quella che potrà modificare il giudizio di chi ha avuto esperienze magari negative nella fruizione del servizio sanitario nazionale. Forse meglio investire nel migliorare tale servizio………………..

  7. Anche a me sembrano soldi buttati.
    Spesso quando ti trovi a confrontarti con i dipendenti pubblici ti trovi davanti a persone che non ti trattano benissimo forti di un senso quasi di superiorità e intoccabilità. Dimenticando però che alla fine sono stipendiati da tutti noi.
    Ma mi sembra che tra i vari provvedimenti di Brunetta ci sia l’obbligo di cortesia dei dipendenti pubblici.
    Ecco quale migliore pubblicità di un sorriso reale rispetto al sorriso finto, stereotipato e senza senso della campagna di Toscani (che sarà anche Toscani ma il risultato non mi sembra proprio il top)?

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