Perché un depliant non può costare 40 euro

L’altro giorno ci siamo imbattuti in un banner internet di una società (non abbiamo capito se tipografia, agenzia, grafico free lance) che pubblicizzava la realizzazione di depliant e cataloghi al prezzo di 40 euro a facciata. Anzi faceva di più. Con una spesa di poco più superiore offriva anche la stampa.
Ok era una promozione, un prezzo di entrata, ma ci siamo posti la domanda più logica.
Può la progettazione e realizzazione grafica di un depliant o di un catalogo costare 40 euro a facciata?
Il no è stato scontato (nel senso di “ovvio” non di “sconto commerciale”) ma abbiamo cercato le motivazioni.

Innanzitutto bisogna chiarire un aspetto chiave. Un catalogo o un depliant non sono solo un insieme di fogli che si limitano a esporre “con bella calligrafia” delle informazioni.  Sono prima di tutto degli strumenti di vendita e come tali devono essere pensati, progettati, realizzati e utilizzati.
Ecco che la prima fase, spesso sottovalutata, della progettazione grafica diventa fondamentale.
Questa non serve solo per trovare uno stile visuale in grado di esaltare l’immagine aziendale e stimolare il cliente. Serve anche per definire e sistematizzare, in un’ottica di marketing e comunicazione, le metodologie espositive e di gestione delle informazioni e delle argomentazioni di vendita in modo che queste possano essere coerenti con gli obiettivi commerciali e parlare realmente ai target individuati.
In un progetto grafico sono mixate competenze artistiche, psicologiche, grafico-visuali ma anche competenze di marketing, conoscenza dell’impresa cliente, dei suoi prodotti, dei suoi mercati, delle sue strategie.

La fase di impaginazione grafica è quella che molti clienti sottovalutano in quanto si pensa, erroneamente, che il computer faccia tutto da solo.
Qui la competenza tecnica (intesa sia come competenza grafica sia come conoscenza dell’impresa cliente) è importante per gestire al meglio i tempi di lavorazione agevolando il ruolo del cliente che deve essere di sola supervisione e non di affiancamento fisico durante la realizzazione.
Senza dimenticare che su questi tempi incidono le varie e naturali revisioni e correzioni in corso d’opera (che spesso generano non pochi fraintendimenti in fase di consuntivo).

A valle di tutto c’è un’ultima fase tecnica, che il cliente spesso non conosce, quella degli esecutivi di stampa. Ovvero la preparazione dei file secondo gli standard tecnici richiesti per una stampa a regola d’arte.
La corretta preparazione dei file richiede tempo ma una semplifica la lavorazione (e i costi) della tipografia.
Provate a dare un vostro fornitore di parti meccaniche un file di word invece di un file cad. La reazione del tipografo a fronte di un file non realizzato con programmi professionali e non correttamente processati in fase di esecutivi sarà simile.

Trasversale a tutte queste fasi ci sono la competenza, l’esperienza e la sensibilità di chi progetta e realizza questi strumenti di vendita.
Tutto questo può costare 40 euro?

Esempi di documentazione commerciale

Esempi di documentazione commerciale

Esempi di documentazione istituzionale

Esempi di documentazione istituzionale

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4 risposte a “Perché un depliant non può costare 40 euro

  1. Avete evidenziato un paio di aspetti critici.
    Spesso la progettazione grafica viene sottovalutata dal cliente che la banalizza con “avete sistemato una foto e un testo, lo faccio anch’io in mezz’ora”.
    Anch’io scrivo la formula della teoria della relatività in cinque secondi. Peccato che colui che l’ha scoperta ci ha studiato sopra qualche anno…
    Poi il problema del supporto informatico. Ormai tutti possono comprare un mac, tutti fanno foto con una macchinetta digitale (o peggio con il telefonino) e qualche ritocco con qualche programma entry-level. Così si pensa che il lavoro grafico sia fatto tutto semplicemente premendo un bottone.
    Peccato che la grafica professionale (quella che fa vendere il cliente non quella che gli fa fare brutte figure) sia un’altra cosa.
    Anch’io guido bene la mia macchina. Con questo non vado da Schumacher a dirgli “troviamoci su una pista e ce la giochiamo al photo finish”.

  2. Ma ormai siamo tutti creativi come siamo tutti commissari tecnici della nazionale, no?
    Addirittura abbiamo aziende che fanno concorsi di idee tra migliaia di loro clienti in modo da avere spunti e suggerimenti infiniti a costo zero….

  3. E’ vero, siamo tutti creativi, ma soprattutto partiamo (alcuni lo fanno, per fortuna non tutti) dal presupposto che effettivamente: “cosa vuoi che ci voglia a mettere una foto e un logo su una pagina e a inventarsi una frase?” Penso che tutto questo dipenda da una certa superficialità nel valutare le altrui professionalità. Io so che non ho le competenze necessarie per realizzare un depliant o peggio ancora una campagna pubblicitaria, perchè indipendentemente dagli strumenti, che comunque non ho, non ho alla base esperienza e conoscenza delle tecniche di comunicazione. So che ci sono delle regole, dei significati particolari anche dei colori che vengono utilizzati, ma non ho la preparazione adeguata. Non si tratta semplicemente di produrre qualcosa di bello o esteticamente piacevole (concetto peraltro estremamente soggettivo, dal momento che ciò che è bello per me potrebbe non esserlo per gli altri!), si tratta di comunicare un messaggio. Ecco, io questo lo lascio fare ai professionisti, a chi ha studiato, a chi lo fa da anni, a chi conosce le dinamiche della comunicazione. Purtroppo però vedo che invece l’ improvvisazione è molto diffusa. Come dice giustamente Francesco molti usano un mac, hanno una macchinetta digitale, qualche programmino che sembra faccia “effetti speciali”……in fin dei conti cosa vuoi che sia fare un depliant rispetto a progettare una macchina? Un gioco da ragazzi…..
    Lo stesso vale anche per altri settori, faccio un esermpio banale: io che vivo a Venezia vedo un boom di apertura di bar e ristoranti, tanto, “cosa vuoi che ci voglia”: servi bevande e tramezzini oppure metti un cuoco (a volte di improbabile provenienza ed esperienza) in cucina e il gioco è fatto, guadagni assicurati……Però così come aprono questi locali poi chiudono, perchè anche la ristorazione è una professione, con le sue competenze e predisposizioni, e non ci si può improvvisare dalla sera alla mattina solo perchè tutti sappiamo più o meno cucinare………
    Non resta che sperare che chi prende la “fregatura” si ravveda e lasci fare ad ognuno il suo mestiere……

  4. Io, da cliente, sarei molto allettato da queste proposte. Ma sa, per esperienza, che alla fine, indipendentemente da tutto, i costi sono ben diversi.
    Preferisco un’agenzia che mi offre un prezzo più alto ma che mi dichiara in modo molto trasparente il suo campo di intervento piuttosto che una struttura, o sedicente tale, che a prezzi stracciati mi promette mari e monti per poi trovarmi a dover fare praticamente tutto da solo.
    Tutto sta nel dare il giusto valore al proprio tempo e a quello dei propri collaboratori che, dal lato azienda, devono seguire questi progetti.
    Devo però dire che esistono agenzie che ti fanno pagare anche l’aria che respiri.
    Ma il cliente intelligente sa dov’è il valore: non accetta le offerte da 40 euro ma non si fa neanche fregare con consuntivi esasperati.

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