Mike: la storia della televisione, la storia della comunicazione

È il 1954. La RAI inizia le trasmissioni, arriva in Italia la televisione.
Non ancora un elettrodomestico ma un lusso per pochi privilegiati. E così i (pochi) programmi utilizzano uno stile quasi elitario, sicuramente molto compassato, praticamente asettico.
Poi, a un certo punto, arriva (a dire al vero era già arrivato e aveva contribuito non poco alla nascita della nostra televisione) un americano che porta nel nostro paese uno stile nuovo. Una televisione per tutti, una televisione di massa. Una televisione in grado di parlare a milioni di persone, come già oltreoceano.
È il 19 novembre 1955: inizia il regno del re del quiz, inizia Lascia o raddoppia?
Ok, la televisione non entra ancora nelle case di tutti gli italiani (in un anno è cambiato poco) ma sono gli italiani a stringersi intorno a questa nuova scatola magica, nei bar o a casa di qualche amico fortunato.
Lascia o raddoppia?diventa così un appuntamento fisso, praticamente una festa.
Diventa momento conviviale, diventa spinta all’aggregazione.
In un’Italia che sta ancora cicatrizzando le ferite della guerra e guarda ottimista al boom economico, Mike Bongiorno e i suoi quiz diventano momento di unità nazionale, momento di crescita del paese.
Lo stile semplice e diretto di Mike parla a tutti gli italiani, da Milano a Palermo.
E così gli intercalari “allegria” o “colpo di scena” fanno da apripista a un’unità linguistica nell’Italia dei dialetti.
Sembrava solo un gioco, o meglio un quiz, ma si stava facendo la storia d’Italia, la storia della televsione… e anche la storia della comunicazione.

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5 risposte a “Mike: la storia della televisione, la storia della comunicazione

  1. Ancora sulle celeberrime gaffes del Mike nazionale. Ieri sera, ascoltando Radio24, ho trovato conferma a ciò che ho sempre sospettato: le gaffes di Mike Bongiorno non sono mai state casuali. Maurizio Costanzo, intervistato da Giuseppe Cruciani, affermava che, dopo lunghe insistenze, era riuscito qualche tempo fa a farsi confermare dallo stesso Mike che gli strafalcioni (chi non ricorda il famoso “Ma chi è queso signore, PAOLOVI?” Era Paolo sesto) che il nostro commetteva a ogni passo erano attentamente studiati a tavolino.
    Il perché di questi falsi errori è presto detto: Mike riteneva che avvicinarsi al pubblico delle sue popolari trasmissioni significasse anche mettersi sullo stesso piano dell’italiano medio, principale fruitore dei suoi programmi. E chi non fa qualche gaffe? In questo modo il pubblico sentiva Mike più vicino, cadevano in parte anche le barriere sociali, il conduttore si poteva assimilare a uno di famiglia.
    D’altra parte, Milke era sicuramente un uomo con un certo livello culturale, da cui non sarebbe stato lecito aspettarsi errori – quasi sempre molto banali e mai offensivi – a ripetizione, basati soprattutto su giochi di parole. I falsi errori di un vero signore, che per cinquant’anni è stato un punto di riferimento per molti personaggi televisivi.
    Tutto il contrario di quanto avviene ora: il mondo televisivo, lungi oramai dall’essere luogo di alte professionalità, è diventato preda di una informe massa di personaggi che, coadiuvati dai loro autori televisivi, portano sullo schermo i soli “valori” che conoscono: cattiva educazione, volgarità, incapacità linguistica, totale assenza di un qualsiasi substrato culturale, totale incapacità professionale. Il tutto mescolato con il presunto diritto a essere arroganti: perché nel nostro Paese, privo di una pubblica opinione seria, questi signori sono considerati dei VIP.

  2. Ti faccio una domanda Alessandro.
    È nato prima l’uovo o la gallina?
    Ovvero, visto che la televisione è specchio della società (e/o viceversa), è stata prima la società a impoverirsi così che la televisione, per fare audience, si è omologata a quello che il pubblico richiede o è stata prima la televisione a degradarsi portando nel “baratro”, per emulazione, la società?

    • A mio parere esiste una contemporaneità di avvenimenti. Se dovessi dare una connotazione figurativa alla mia risposta, sarebbe un serpente che morde la propria coda. Negli anni il pubblico – complici ancha altri fattori sociali, l’impoverimento dell’istruzione, il crescente individualismo, la mancanza di un’educazione familiare e così via, ha recepito il peggio dal mezzo televisivo, e ne ha fatto una richiesta sempre crescente. La televisione non ha fatto altro che adeguarsi alle richieste del pubblico, anche in funzione dei budget pubblicitari che negli anni sono divenuti enormi. Quindi, per mantenere i livelli di investimento pubblicitario, bisogna essere certi che le persone stiano incollate al video. Ne sono la prova tutti quei programmi “veristi” dove si propinano al pubblico disastri di vario ordine e grado, violenze e quant’altro. Il prossimo passo (ma ci siamo praticamente arrivati con Saddam Hussein) sarà quello di fare delle esecuzioni capitali uno spettacolo televisivo.
      Non dimentichiamo inoltre che la televisione si trova a competere con un avversario di tutto rispetto: internet, dove praticamente non esiste la censura e si è liberi di vedere qualunque cosa soddisfi la propria personale morbosità. In questo modo la posta sta diventando sempre più alta e, purtroppo, il livello sempre più basso.

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