Cosa farebbe un’azienda per diffondere il brand? Tutto o quasi.
E cosa farebbe un cliente per uno sconto? Tutto o quasi.
Facendo convergere queste due tendenze Marc Ecko Enterprises, gruppo globale di lifestyle&entertainment di culto, ha implementato una strategia di marketing decisamente singolare.
Uno sconto del 20% a vita per chi si fa tatuare il brand sul proprio corpo.
E non è un tatuaggio qualsiasi: un tatuaggio realizzato a regola d’arte e soprattutto indelebile.
Il meccanismo è semplice: basta scaricare il marchio da internet e farsi realizzare il tatuaggio, scegliendo liberamente dimensione, colore e posizione.
Anche ottenere lo sconto è altrettanto semplice: basta andare alla cassa ed esibire il logo.
Il risultato? Uno stuolo di testimonial che portano “in giro” il marchio dell’azienda.
La strategia è studiata particolarmente bene perché tiene in debita considerazione la psicologia di questi “fashion-victim”.
Potendo scegliere dimensione e posizione viene abbastanza naturale pensare che in molti abbiano optato per tatuaggi nascosti o microscopici.
Invece quasi nessuno ha fatto ricorso a trucchi, anzi.
Guardando la galleria fotografica nel sito si può vedere come si sia quasi scatenata una corsa al tatto più grande e di impatto.
Il vantaggio, nel breve periodo, è evidente.
Ma è altrettanto evidente il vantaggio in un arco temporale lungo.
Un tatuaggio (e uno sconto) per la vita… se non è fidelizzazione questa…

In effetti la strategia è ottima, “utilizzare” i fashion victim trasformandoli in pubblicità viventi. Unico dubbio: e se la moda cambia?
Ricordo che il marchio storicamente è nato per distinguere i capi di allevamento di un proprietario da quelli di altri, prima con segni di colore, poi a fuoco. Il termine inglese “brand” (marca) deriva dall’antico nordico “brandr” (bruciare) fa rifermento all’operazione di marchiatura a fuoco in uso presso i proprietari di bestiame per contrassegnare i loro capi. Anche il termine germanico “marka” significava “segno” molto probabilmente “di riconoscimento”. Inoltre il “marchio d’infamia” anticamente veniva impresso a fuoco sulla pelle dei condannati. I Romani, ad esempio, imprimevano un bollo sul palmo della mano ai bugiardi. Da qui l’uso di mostrare il palmo aperto, in segno di saluto, per indicare di essere senza marchio d’infamia, quindi sinceri.
E’ banale, ma vero: la pazzia (dei tatuati) non ha limite…
dal marchio a fuoco al marchio tatuato… il brand ritorna alle origini